E' successo qualcosa in questo blog.
Nel mondo della mia fantasia un paio di scienziati pazzi hanno sbagliato esperimento e l'intero mondo, quello della mia fantasia, è stato distrutto. Nelle mie fantasie, di sogni si parla, tutto in pochi secondi scompare per lasciare spazio ad altro o a niente. E il sogno mi culla, mi fa sorridere e quasi quasi osare sperare...che veramente, che se si avverasse...
La vita è una cosa meravigliosa, certo, bellissima, e niente di meglio potrei immaginare. Niente tranne la sua assenza, la sua totale assenza.
Perché della mietitrice tutto ho sempre temuto tranne la falce. Non mi spaventa il suo sguardo, ma non sopporterei vederla da lontano. Ho paura di vedere il suo tocco sui miei parenti e amici. Mi dispiacerebbe molto, al contrario, lasciarli qui a piangere la mia perdita. Non vorrei provare dolore fisico, mai, specialmente se prolungato. E poi c'è altro: temo anche di abbandonare persone che appena mi conoscono e forse anche i luoghi, ho paura della mia stanza vuota. Questo è l'incubo, sono solo alcune note a piè di pagina di un contratto che tengo sulla scrivania. La penna tra le mani è leggera e luccicante. Se solo riuscissi a firmare...
Accidenti! Non sono mai riuscito a cancellare questa pagina dai miei “preferiti”. Accidenti! Da qualche parte ho ancora quei salvataggi di “Oblivion”. Accidenti! E' fuori dalla mia portata il coraggio per firmare un contratto del genere. E il sogno rimane un miraggio. Si allontana dal mio desiderio e sono costretto a dirlo: “Neanche così vorrei morire”. Ma se succedesse, se qualcuno firmasse senza leggere, bé, come dire?, di certo non obbietterei.
E' successo qualcosa in questo blog, ma, ahimè, nessun buco nero ha ancora avvolto il web. Ciò che è successo è che la pagina è rimasta vuota, le poche persone che c'erano sono sparite e io sono sparito per loro. Direi che a parte la completa assenza di dolore fisico (niente scosse, nessuno schermo che mi si chiude sulle dita) le note a piè di pagina sono state ampiamente disattese. Male.
Di tutte le vicissitudini che mi sono fin'ora capitate questa è di gran lunga la più assurda ed improbabile. Poco tempo fa, mentre mi districavo tra pensieri sul copyright e sull'editoria, suonarono alla porta della mia umile casetta. L'inatteso visitatore si rivelò essere un vecchio monaco amanuense venuto a passare i suoi ultimi inverni presso di me. Colto alla sprovvista non seppi come obiettare a tale pretesa e di lì a poco tempo le mie stanze si riempirono di curvi monaci scriventi. Ora, sebbene io abbia consapevolezza che queste austere figure probabilmente non siano altro che un parto della mia mente, tuttavia mi riterrei ugualmente sgarbato a suggerire loro di tornare nella loro non esistenza. Perciò mi ritrovo, miei cari amici, nella spiacevole situazione di chi per vedere la TV sul divano la sera deve concordare il programma con un'intero monastero.
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giovedì 11 settembre 2008
venerdì 9 novembre 2007
Titolo: Baricco

Svolgimento
Un po' di tempo fa mi capitò tra le mani un'intervista a Pietro Citati. La mia attenzione fu subito catturata dall'ultima domanda: "Qual'è secondo lei attualmente il peggior scrittore?". La risposta fu secca: Baricco. Il critico, per altro noto per la sua mancanza di mezze misure, disse che lo scrittore torinese aveva una pessima prosa, una sintassi spesso scorretta e che dubitava anche della sua conoscenza della lingua. Io molto tempo addietro, quando ancora non era conosciuto da nessuno, consideravo il giovane autore di Castelli di Rabbia e di Oceano Mare un esempio da seguire. Il suo modo di scrivere era fresco e spontaneo, innovativo direi. Non aveva assolutamente l'eleganza degli inglesi o la forza espressiva dei russi, ma lo trovavo molto italiano. Ora di questa mia definizione non ricordo neanche più il motivo e d'altronde ben presto, ben prima dell'intervista a Citati, il mio amore per Baricco si era dissolto. A logorarlo fu certo la sua fama, la mia invidia di scrittore non emerso non mi permette di stimare alcun collega di successo, almeno che non sia morto. Anche il fatto che non mi piacessero un granché i suoi libri poi non ha aiutato. Scritti bene, sì, ma per il resto... Eppure quelle parole di Citati per me erano una pugnalata, non riuscivo a staccare gli occhi dalle righe del giornale. Mi si annebbiava la vista e mi sentivo ritornare sui banchi di scuola. Tra le mani avevo un protocollo con un grande 2 scritto in rosso sulla prima pagina. Quel tema mi era costato quattro ora di sudore, perché non è facile scrivere in maniera comprensibile un flusso di pensiero, perché non è facile fare a meno della punteggiatura. Ma quel tema era costato fatica anche al professore perché non è facile aggiungere tutta la punteggiatura ad un testo scritto per non averla. Si doveva essere sforzato parecchio, il voto ne era una buona testimonianza. Ma perché l'aveva fatto? Glielo chiesi. Gli chiesi perché una scrittura del genere non poteva essere utilizzata in un tema delle superiori.
-Come faccio a correggerti la punteggiatura- mi rispose -se non la metti?-
Il giorno che lessi l'intervista a Pietro Citati mi risentii vicino a Baricco. In fin dei conti bastava un grande 2 scritto in rosso sulla prima pagina a fare di Barnum un bel libro.
Ora a ricordare il tutto penso che Baricco non sia questo grande sperimentatore, ma che almeno ci provi. Che forse se dobbiamo trovare l'autore che più ci ha insegnato la purificazione dalle regole grammaticali e sintattiche dobbiamo scomodare Kerouac. Che ci sono diversi esempi di scrittura veramente creativa, ma che in generale la letteratura rimane un campo in cui regna la tradizione. Che rimarrò sempre affezionato a Baricco per quello che per me rappresenta. Che tutto sommato non mi sento baricchiano, ma mi fa comunque piacere che altri lo pensino. Che mi fa ancora più piacere l'originale paragone con Benni e che vorrei riuscire a scrivere come lui. Che non lo so ancora fare. Che in realtà punto a far meglio. E altro.
martedì 9 ottobre 2007
Sull'Edipo. Quando da fallo sono diventato ometto.
Si è parlato di Edipo e di legge del padre. So che siete personcine colte e sapete tutti cos'è il complesso d'Edipo, ma fatemi comunque fare una precisazione su quello che è lo stadio dell'Edipo secondo Lacan.Riporto dalla garzantina di psicologia:
Abbiamo un'articolazione in tre tempi: nel primo il bambino desidera solo le cure della madre, vuol essere tutto per lei, ovvero il completamento di ciò che le manca: il fallo; nel secondo abbiamo l'intervento del padre che priva il bambino dell'oggeto del suo desiderio e la madre del suo completamento fallico: in questa fase il bambino incontra la Legge del Padre e il suo Interdetto; nel terzo, se il bambino accede al Nome del Padre o metafora paterna che coincide con l'assunzione del padre a livello simbolico, il bambino si identifica con il padre, cessando di "essere" il fallo della madre, per diventare colui che "ha" il fallo; se invece l'interdizione paterna non viene riconosciuta, il bambino, oltre a rimanere identificato con il fallo e sottomesso alla madre, non ragguinge una compiuta autocostituzione della soggettività e una accesso al simbolico.
Sono anche cose utili da tenere presente per quando vi viene dato del ca**one.
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